Lufthansa experience

Il viaggio in Argentina di Barbara… a Buenos Aires quasi per caso

9 gennaio 2018 417 0 6

Abbiamo già avuto modo di scoprire la passione per il viaggio di Barbara, dipendente Lufthansa che ha trasformato questo suo amore per l’avventura in un lavoro. In questa intervista, Barbara ci ha raccontato del suo primo viaggio da sola e perché si tratta di un’esperienza che consiglia a tutte le donne. La sua passione per i viaggi l’ha portata quasi per caso, poco tempo fa, a Buenos Aires, in Argentina. Scopriamo com’è andata la sua ultima esperienza in giro per il mondo leggendo un estratto del suo diario di viaggio.

DAL DIARIO DI VIAGGIO DI BARBARA

“Inizialmente pensavo di andare in Brasile, visitare Rio e poi organizzare un’estensione fino alle cascate di Iguazù [al confine tra Brasile e Argentina]. Poi, come spesso accade quando l’organizzazione di un viaggio è gestita autonomamente, ho dovuto rivedere il mio piano, anche per i giudizi contrari di amici e familiari sulla mia decisione di intraprendere un viaggio da sola in Brasile, in quanto non abbastanza sicuro…

Ma io sono cocciuta e, volendo visitare soprattutto le cascate di Iguazù, ho cercato altre vie per raggiungerle, e così ecco spuntata l’idea di Buenos Aires con proseguimento su Iguazù. Detto fatto… in men che non si dica avevo deciso itinerario ed alloggi, e scaricato le mappe offline per iPad e le app sullo smartphone. Più proseguivo nei preparativi, più sentivo crescere in me quella febbre da viaggio, la voglia di partire, l’entusiasmo dell’avventura.

Volo di andata con due scali fino a Iguazù – quasi 24 ore di viaggio: arrivo stanchissima in tarda serata, nonostante il fuso sia solo di 4 ore. Nel piccolo aeroporto a Iguazù però si presenta la prima difficoltà: l’unico sportello che gestisce i trasporti per la città non accetta carte di credito, né Euro e il banco dei cambi è ormai chiuso. Fortunatamente riesco a cambiare 50 euro ad un chiosco ancora aperto e ad arrivare con un piccolo shuttle alla mia posada, dove crollo letteralmente dal sonno. Nei prossimi giorni mi aspetta un bel programma: l’indomani le cascate dal lato argentino ed il giorno successivo dal lato brasiliano.

Viaggiare da soli aiuta a diventare persone più aperte, a socializzare con maggior facilità. Quando si viaggia in due spesso le attenzioni sono concentrate, oltre che sul paesaggio, sulla persona che ci accompagna. A volte nemmeno ci accorgiamo degli altri passeggeri che viaggiano con noi sul treno o sul bus. Da soli, invece, anche durante un breve tragitto in bus o un’attesa in coda, si crea l’occasione per scambiare due parole con altre persone, spesso viaggiatori solitari come noi. 

Primo giorno: cascate di Iguazù, lato argentino

Il giorno seguente raggiungo in bus il parco nazionale delle cascate lato argentino. La vista è spettacolare, il rimbombo assordante, la forza della natura maestosa. Ho fatto tantissime foto e incontrato tanti animali locali come iguane, coati, tucani, pappagallini.

Quando viaggio da sola non mi fermo quasi mai per pranzo, faccio solo una fugace merenda: in questo modo approfitto al massimo della giornata e posso determinare io stessa i ritmi e le scelte di percorso – un grande vantaggio del viaggiare da soli. All’interno del parco nazionale trovo un punto di ristoro con vista sulle cascate e, mentre mi gusto le tipiche frittelle “pan de yuca e queso“, scorro rapidamente le foto e le carico su Line, il programma che condivido con la mia famiglia: la tecnologia virtuale oggi ci permette di rendere partecipi amici e parenti in tempo reale… ti fa sentire meno lontano.

Poi, grazie alle mappe e alle app scaricate, mi studio il percorso del pomeriggio nel parco alla ricerca di nuove avventure. Si risveglia subito in me la voglia di ripartire alla scoperta di nuovi scorci ed emozioni. Quindi mi rimetto in cammino per completare l’itinerario della parte inferiore delle cascate e, dopo una visita al museo del parco, prendo un trenino che si avvicina alle passerelle che portano alla loro parte superiore, quella più imponente, la “garganta del diablo”. Semplicemente incredibile il frastuono e la immensa quantità d’acqua che cade costantemente!

In serata, utilizzando Google Maps, mi dirigo al locale che avevo individuato per cena. La cena è sempre un momento delicato, perché è quando il viaggiatore solitario si sente più solo, ma negli anni ho sviluppato un certo feeling nella selezione dei locali. Infatti, anche questa volta, il posto è quello giusto: buona musica, semplicità, quel tanto di alternativo ma non troppo, gente giovane, qualche zaino appoggiato ai muri. Si avvicina il cameriere e mi chiede in quanti siamo; sono sola – rispondo – e, come se mi avesse letto nel pensiero, prontamente mi chiede se ho qualcosa in contrario a sedermi assieme ad altre persone attorno ad un grande tavolo tondo. Detto, fatto: al tavolo trovo due ragazze francesi sulla ventina e una coppia di mezza età. Subito si inizia a chiacchierare… la cena è salva e non in solitudine!

Secondo giorno: cascate di Iguazù, lato brasiliano

In programma per oggi: lato brasiliano delle cascate e, fortuna vuole, cielo sereno, l’ideale per godersi la vista che spazia su quasi tutto il fronte delle 270 cascate, principalmente argentine!

Il viaggio in bus per il Brasile, anche se breve in fatto di chilometri, dovendo passare la dogana dura quasi un’ora e mezza. Arrivata all’ingresso del parco nazionale brasiliano, scopro che l’atmosfera qui ricorda molto di più i parchi tematici statunitensi: tutto organizzato e pulito, display luminosi, bus doubledecker per tour nel parco, musica, altoparlanti che danno indicazioni generali… Insomma, la mia impressione è che il lato argentino sia più naturale.

Durante il percorso lungo i sentieri dai panorami spettacolari, salgo su una torre moderna con un ascensore di vetro che mi porta su una piattaforma con vista mozzafiato sulle cascate. Come rinunciare poi ad un’escursione in barca sul fiume sopra le cascate, per ammirare con un pizzico di suspense la nuvola di vapore che si erge proprio prima del precipizio della “garganta del diablo“? Un po’ di timore l’ho avuto, ma lungo il percorso in barca il capitano mi ha tranquillizzato e raccontato molte particolarità del luogo!

Dopo una cena veloce nello stesso locale della sera precedente ne ho approfittato, essendo le 19 ed avendo solo 4 ore di fuso, per chattare con le figlie rimaste a casa. Prima di andare a letto ho organizzato il transfer per l’aeroporto della mattina seguente, ho eseguito il check-in online e chiuso il trolley.
Bye bye Iguazù… inizia l’avventura nella capitale!

Terzo giorno: Buenos Aires – Parte 1

Appena giunta a Buenos Aires, o Baires, nell’ufficio informazioni dell’aeroporto attivo un’utile app con nozioni turistiche e compro la tessera dei mezzi pubblici per raggiungere il B&B prenotato. Quando posso, scelgo i mezzi di superficie; ciò mi aiuta a stabilire un primo senso dell’orientamento. Lungo il percorso ho trovato una Buenos Aires come pennellata di lilla, con la Jacaranda in piena fioritura che lascia un profumo soave e meraviglioso. La città in sé è molto squadrata, con strade parallele e molto ampie, quasi tutte a senso unico di norma a 5 o 6 corsie.

Giunta finalmente all’indirizzo indicato dal B&B mi agito un po’: non trovo nessun B&B e sui campanelli ci sono solo cognomi. Che faccio? Per prima cosa verifico che l’indirizzo sia corretto: lo è, quindi entro in un vicino fast food con WI-FI per chiamare dal cellulare via Skype il numero del B&B. Subito il mistero si dissolve: mi risponde una signora gentilissima che mi dice che sarebbe scesa subito ad aprirmi. Abita lì in un appartamento diventato troppo grande dopo la morte del marito e affitta le camere: mi sento sollevata.

In casa conosco un altro inquilino, un giapponese che sarebbe partito l’indomani per un trekking in Patagonia. Viaggiando da soli siamo spesso in situazioni in cui intavolare discorsi con sconosciuti risulta più facile che non quando si viaggia in compagnia di amici o parenti. E ovviamente fra i viaggiatori soli si crea una specie di “magnetismo”, non saprei come definirlo altrimenti: si è più aperti a socializzare.

Nel pomeriggio faccio un giro in centro alla scoperta dei suoi magnifici palazzi e, giunta la sera, decido di prepararmi qualcosa per cena nel B&B, dove mangio con la padrona di casa che mi racconta la sua vita… anche lei un’anima sola con desiderio di comunicare. Infine mi ritiro in camera e annoto quanto accaduto durante la giornata nel mio diario. Due cose, infatti, che non mancano mai nel mio trolley quando parto per viaggi in solitaria sono un libro e un quaderno per appunti!

Il mattino successivo faccio un tour della città con l’hop-on-hop-off bus, durante il quale annoto sul mio diario i posti da rivedere a piedi il giorno seguente, e nel pomeriggio salgo in cima ad uno dei palazzi più alti della città – un’altra mia mania per rafforzare il senso dell’orientamento grazie alla visione dall’alto sulle varie strade. Infine, programma per la serata: ballare il tango. Cerco su Internet un locale che non richiede un particolare dress-code – di cui sono sprovvista essendo partita solo con un trolley come bagaglio a mano! – e… detto, fatto: raggiungo un luogo fantasmagorico.

Si tratta di una vecchia fabbrica in disuso in cui è stata allestita una pista da ballo circondata da tavoloni pieni di candele, un bancone da bar e un pianoforte; dal primo piano, in cima ad una scala scricchiolante, giunge la musica. Salgo e, oltre agli insegnanti, vedo tre persone, due uomini e una donna… sembra un film e sto al gioco: chiedo se è lì che si svolgono le lezioni e l’insegnante mi invita ad aggiungermi subito per formare la terza coppia.

Due delle persone sono viaggiatori solitari come me: una ragazza russa che vive in Australia sulla trentina e un colombiano vicino ai 50 residente in Texas; il terzo è argentino. A fine serata, io e i due viaggiatori stranieri ci scambiamo i numeri di telefono e ci diamo appuntamento per la sera successiva a cena… garantendoci così la libertà di restare durante il giorno viaggiatori solitari, ognuno con i propri piani.

Quarto e quinto giorno: Buenos Aires – Parte 2

Il giorno seguente visito quei luoghi che avevo selezionato durante il giro con l’hop-on-hop-off bus: il quartiere Boca (“alternativo” e consigliato solo di giorno, prestando grande attenzione), il quartiere San Telmo (zona bohemien di Buenos Aires) ed infine il quartiere Palermo, una fra le zone più chic della città, dove visito anche lo spettacolare giardino giapponese.

Nel pomeriggio faccio volentieri una sosta al barrio Puerto Madero, nuovo quartiere moderno al porto, e mi gusto un dolce tipico argentino con il dulce de leche. Concludo la giornata con la visita del teatro Colon – equivalente alla nostra Scala di Milano – e il cimitero La Recoleta – che ricorda il nostro Monumentale – dove ho visto anche la tomba di Evita Peron. A cena mi ritrovo in un locale tipico argentino assieme ai due viaggiatori solitari conosciuti alla scuola di tango: a tavola è stato strano e interessante scambiarci le impressioni della città raccolte durante la giornata.

L’ultimo giorno a Buenos Aires si conclude con un brindisi di saluto – all’amico colombiano che sarebbe rientrato in Texas quella notte stessa, a me che sarei ripartita il giorno seguente e alla ragazza russa che avrebbe proseguito ancora il suo viaggio in solitaria attraverso il Sudamerica.

Il mio consiglio

L’Argentina è un paese molto tranquillo e bene organizzato. La capitale ricorda le grandi capitali europee, quindi culturalmente vicino a noi. La popolazione è estremamente gentile e disponibile ad aiutare e dare consigli. Senza dubbio una destinazione ideale e facile per viaggiatori solitari, anche donne.

Ogni viaggio ci arricchisce culturalmente, ma i viaggi in solitaria, in particolare, sono anche un modo per crescere personalmente guadagnando autostima e capacità di socializzare.

Certo ci vuole un poco di coraggio e non è sempre facile, ma tutti i problemi si risolvono e la sfida continua. Infine, la grande libertà che si prova in solitaria è qualcosa di impagabile.

La mia voglia di avventura non scemerà mai, anzi, mi spalanca gli occhi e la mente, e sto già pregustando il prossimo viaggio in febbraio. Destinazione: Sapporo – Hokkaido, Giappone.”

Se l’esperienza di Barbara vi ha ispirato e state meditando anche voi di partire per l’Argentina, scoprite tutti i voli per Buenos Aires che Lufthansa effettua ogni giorno con ottime coincidenze via Francoforte dalle maggiori città italiane!!!

 

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