Lufthansa experience

Alla scoperta di sé nei monasteri tibetani, tra spiritualità e meditazione

25 gennaio 2018 369 0 0

Diciamolo: nessuno è del tutto indifferente al fascino del Buddismo e delle sue pratiche. Detto questo, va sottolineato che si tende spesso a differenziare quella che è la religione buddista nel suo insieme e quello che è invece il Buddismo tibetano. I Maestri tibetani che si sono succeduti nei secoli, da parte loro, hanno però sempre affermato di seguire pedissequamente gli insegnamenti impartiti dal Buddha storico. Cionondimeno, il buddismo praticato in Tibet è caratterizzato dal ‘Grande veicolo’, in base al quale ogni praticante segue la Dottrina buddista per essere di beneficio a qualsiasi essere vivente – laddove i seguaci del ‘Piccolo veicolo’, invece, puntano soprattutto alla emancipazione personale dal dolore.

Come è noto, oggi il Tibet è una Provincia Autonoma della Repubblica Popolare Cinese. Fino al 1949, però, esso era un Paese indipendente, custode – per dire – non solo della dottrina del Grande Veicolo, ma anche di quella del tantrismo. Il Dalai Lama, incarnazione del Buddha della compassione, era il capo politico nonché spirituale di quel Paese che – in virtù dell’altitudine media di 4.900 metri – veniva chiamato spesso anche Paese delle Nevi. L’attuale Dalai Lama, riconosciuto come tale nel 1939, presiede il Governo Tibetano in esilio da Dharamsala, in India.

Quella del Tibet è una storia che noi tutti conosciamo, almeno di sfuggita: il fatto è che quella cultura, quel piccolo mondo a sé stante, non ha mai smesso di intrigare l’Occidente. E se è vero che il Buddismo invita i praticanti a coltivare la propria interiorità a partire dalla propria attuale situazione esistenziale, è altrettanto vero che in Tibet questa dottrina, sostanzialmente pratica, si respira in ogni angolo, nelle vie delle città come sugli altipiani più solitari, e difficilmente tocca i visitatori senza lasciarvi un segno indelebile. Quello verso il Tibet non è, insomma, un viaggio come un altro. Non si parte per scoprire solamente un Paese, per fotografare incredibili monasteri o per toccare con mano una cultura totalmente estranea alla nostra. No: un viaggio in Tibet è anche un viaggio alla scoperta di sé stessi, per rientrare in contatto e in armonia con il proprio più intimo io.

E se nella nostra vita quotidiana, tra il caos delle nostre città e lo stress del lavoro, è difficilissimo prestare orecchio alla nostra interiorità, questo diventerà molto più facile una volta varcata la soglia dei più antichi monasteri tibetani. Vere e proprie meraviglie architettoniche, queste formidabili fortezze spingono anche i più scettici alla meditazione. Ma quali sono i monasteri tibetani che proprio non dovrebbero mancare in un viaggio nel Paese delle Nevi?

Dall’altro dei suoi 1.300 anni di età, il tempio di Jokhang (che significa ‘Casa del Buddha’) si trova nel centro della vecchia Lhasa, e rappresenta il centro spirituale del Tibet. La leggenda narra che la principessa Tang Wen Cheng vedesse nel lago di Lhasa l’epicentro del male, e che per questo motivo riuscì a convincere il re Songtsan Gampo a riempirlo e ad edificare al suo posto un tempio: costruito da artigiani tibetani, nepalesi e cinesi, è caratterizzato dall’incrocio e dalla fusione di diverse affascinanti architetture. Qui sono conservate alcune importantissime reliquie, nonché la statua in assoluto più sacra per i buddisti tibetani: si tratta di una statua che ritrae il Buddha storico all’età di 12 anni, ricoperta d’oro e di gioielli, da secoli meta principale dei pellegrini.

Edificato per la prima volta nel settimo secolo a.C., ricostruito nuovamente del 1645, a 3.700 metri di altitudine, nella zona occidentale di Lhasa svetta quello che è noto come il palazzo antico più alto del mondo, ovvero il Potala Palace. Con i suoi 13 piani di estensione e più di 1.000 stanze, con mura spesse più di tre metri, questo è un luogo sacro per i tibetani. Al suo interno vi è infatti il Palazzo Rosso, che contiene quella che era la sala di preghiera del Dalai Lama, oltre a molti mausolei dei precedenti Dalai Lama.

Impossibile infine non prendere in considerazione una visita in quello che è il più grande monastero buddista di tutto il Tibet, ovvero Drepung. Circondato da montagne scurissime, i suoi palazzi bianchi brillano davanti agli occhi dei visitatori: in passato quegli stessi edifici sono stati la dimora di quasi 8.000 monaci tibetani. Patrimonio culturale nazionale a partire dagli anni Ottanta, è meta di pellegrinaggi soprattutto in estate, in occasione del festival Shoton, durante il quale viene svelato il grandissimo Thangka che sovrasta il monastero.

Insomma, un viaggio in Tibet è sì un’occasione per scoprire una cultura lontana, ma è anche un’opportunità per entrare in contatto con una spiritualità profonda, che siamo certi lascerà il segno anche nel viaggiatore più scettico.

share TWEET share