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Pamplona, la perla spagnola amata da Hemingway

19 febbraio 2018 184 0 0

Dici Pamplona e dici Ernest Hemingway: prima che quello che sarebbe diventato uno degli scrittori più importanti del Novecento arrivasse lì quasi per caso, questa città spagnola era sconosciuta a i più. Come scrisse nel postumo The dangerous summer, «la prima volta che venni qui a Pamplona non c’erano nemmeno venti turisti». In effetti, all’inizio degli anni Venti, a nessuno – o quasi – sarebbe mai passato per la mente di fare il turista a Pamplona, nella Navarra Spagnola, ad oltre 400 chilometri da Madrid e a ridosso dei Pirenei.

La prima volta di Hemingway a Pamplona fu nel 1923: quel giovane dalle grandi bevute e dalle ancora più grandi passioni arrivò nella città spagnola il 6 luglio, nel pieno della Fiesta de San Firmin, oggi famosa in tutto il mondo, durante la quale, come è noto, centinaia di persone attraversano la città dal cortile di Santo Domingo fino all’arena delle corride, cercando di schivare le corna dei tori inferociti durante il rito dell’Encierro. Quell’atmosfera del tutto inaspettata colpì immediatamente Hemingway, che la usò come sfondo e teatro per quello che sarebbe diventato il suo primo e forse più grande successo, ovvero il romanzo Fiesta, pubblicato tre anni dopo.

Quella fu la prima volta dello scrittore a Pamplona, ma non fu certamente l’ultima: ogni anno, per tutti gli anni Venti, lo scrittore fece ritorno in quella ruvida località spagnola in occasione della Festa di San Firmino, e lo fece di nuovo, altre due volte, anche negli anni Cinquanta. L’ultima sua visita, non va dimenticato, è datata 1959, cinque anni dopo aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura, e due anni prima del suo suicidio.

Il grande scrittore americano, già alle prime visite, non si approcciava alla Festa di San Firmino come un estraneo o come un mero osservatore. No, egli viveva la Fiesta in profondità, in mezzo a quelle stesse persone che lottavano ogni anno contro i tori, e che imbaldanziti dall’Encierro e dalla corrida passavano poi intere nottate a bere, per poi tornare malconci all’Hotel Yoldi, albergo d’eccellenza tra quelli che Hemingway chiamava bullfighter, ovvero i sanfirmines, i pazzi corridori che sfidavano coraggiosamente i tori. E l’Hotel Yoldi è in piedi ancora oggi, insieme a tanti altri luoghi tanto cari a Hemingway, dal Bar Txoko all’Hotel la Perla, passando per il Café Iruña, tutti locali di Plaza del Castillo che l’avventuroso romanziere elesse come sue basi per fare baldoria e per ispirarsi per i suoi scritti.

Come si diceva, lungi dall’essere un distaccato osservatore, Hemingway partecipava da protagonista alla particolare festività di Pamplona, insieme a personaggi pittoreschi come il matador Antonio Ordóñez e il pamplonese e compagno di bevute Juanito Quintana. Insomma, San Firmino era diventata anche la festa di Hemingway, nel bene e nel male. Fu così che nel 1924 lo scrittore ebbe modo di toccare con mano anche il lato più insensato e tragico dell’Encierro, con la morte del giovanissimo corridore Esteban Domeño, che anni dopo sarà spunto per una parte del suo Morte nel pomeriggio, pubblicato 1932.

Oggi, nella Plaza de Toros, la seconda piazza più grande della Spagna, proprio davanti all’ingresso principale dell’arena, si può vedere un monumento di un uomo dal volto barbuto, che da oltre quarant’anni fissa la città come qualcun altro potrebbe guardare la propria casa. E del resto, se Pamplona oggi è quello che è – ovvero l’affascinante città spagnola con il più alto tenore di vita del Paese – il merito è da riconoscere in buona parte proprio a questo scrittore.

Ed è proprio dal busto dello scrittore, di fronte all’arena, che inizia un affascinante percorso tra le attrazioni di Pamplona, per dirigersi verso il centro storico e quindi il baluardo del Redìn: nel punto centrale della cinta muraria c’è una mirabile terrazza panoramica, il Mirador del Caballo Bianco, con una veduta fenomenale sui quartieri di Rochapea e di Chantrea. Punto cruciale di Pamplona è quindi la cattedrale di Santa Maria, la quale dietro ad una facciata neoclassica nasconde un chiostro gotico tra i più belli al mondo.

Dalla cattedrale ci si dirige poi verso la salita di Santo Domingo – passando per il Museo della Navarra, che contiene le migliori opere artistiche della regione dalla Preistoria fino ai nostri giorni – e quindi verso il Palazzo del Comune, dal quale ogni anno viene lanciato il razzo che dà il via alla Fiesta de San Firmin: impossibile, a questo punto, non seguire metro dopo metro il percorso della corsa dei tori!

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